Web Marketing 101, il corso per fare pace con blogging e social media

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Dal 13 ottobre torna Web Marketing 101, il corso per mettere ordine una volte per sempre tra blog, profili Facebook, account Twitter, Pinterest, Instagram e chissà cos’altro, darsi un obiettivo chiaro e identificare con chiarezza quali sono i mezzi giusti e come usarli al meglio.

Scoprirai come realizzare un blog, come gestire la visibilità della tua azienda sui social media e come pianificare un piccolo budget di investimenti pubblicitari su Facebook: 12 che incontri affiancano momenti formativi classici ma mai noiosi a momenti mani-in-pasta per prendere subito dimestichezza con gli aspetti più complessi del web marketing.

Non è necessario essere guru del computer per iscriversi a Web Marketing 101: basta avere un account su Facebook, un computer portatile (va bene anche il tablet ma con alcune limitazioni) ed essere di quelli che non hanno mai amato il linguaggio un po’ esoterico di un certo tipo di marketing e hanno sempre preferito alla teoria un po’ di sana pratica.

Sul sito di Zandegù trovi il programma completo, l’elenco dettagliato degli incontri e i costi. Ti aspetto!

come sto imparando a pianificare il mio tempo

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Abbiamo tutti un punto debole, il mio ha a che fare con la capacità di organizzare il mio tempo lavorativo.

Io le ho provate tutte. Calendari di frate indovino, diari di snoopy, business app per il task management, moleskine senza righe né quadretti, e tonnellate ma tonnellate proprio di post-it. Hanno tutti fallito: mi basta qualche giorno per ritrovarmi a fissare calendari sempre più pieni di cose da fare e ballare la rumba degli appuntamenti mancati. Quando arrivi sempre a fine giornata con un paio di lavori pianificati ma non fatti e li pianifichi come niente fosse per il giorno dopo e via così ad libitum, allora sta ballando la rumba degli appuntamenti mancati. Io la chiamo così, mi dà tanta infelicità e di seguito vi dico come (forse) sono riuscito a liberarmene.

1. parlare con gli altri umani costa più tempo di quanto pensi

Ormai per me è una verità inoppugnabile: la grande forza che tutto distrugge, la livella dell’arte della pianificazione è l’incontro con altri esseri umani. Adoro chiacchierare, confrontarmi, ma ormai lo so: un’ora in compagnia di un altro essere umano vale in realtà per quattro. Tra ritardi del tram, coffee break e pausa toilette, chiacchiere introduttive, incomprensioni, rassicurazioni, ciccia, saluti, baci, abbracci, un incontro di un’ora a conti fatti dura mezza giornata. Io faccio così: pianifico uno, al massimo due incontri con altri rappresentanti della mia specie al giorno. Vorrei anche identificare due giorni della settimana da dedicare solo ed esclusivamente a questa attività ma, confesso, non ci sono ancora riuscito.

2. tieni separate la “data di fine lavori” e la “data di consegna”

La data entro cui consegnare un lavoro al cliente e quella entro cui finire di lavorarci sopra NON sono la stessa cosa, quando pianifico devo ripetermelo come un mantra altrimenti me ne dimentico. No, non sono un supereroe del time management e non posso infischiarmene di una differenza così importante. Io faccio così: mi segno la data di consegna, una settimana prima la data di fine lavori, e da lì pianifico quando lavorare su quel progetto.

3.  abbonda in tempo e pessimismo

Pianificare significa attribuire tempo a lavori futuri. Peccato che quando mi proietto nel futuro tendo ad essere sempre incredibilmente ottimista, a considerarmi più volenteroso, più efficiente, più operativo. Falso: sarò sempre il solito, il lavoro richiederà più impegno di quanto ho stimato e ci saranno una marea di distrazioni. Meglio tenerne conto. Io faccio così: abbondo in tempo e pessimismo. Se il mio primo pensiero è di riuscire a finire una cosa in un’ora, gliene attribuisco due. La cosa sembra folle ma ha una serie di conseguenze vantaggiose non da poco.

Darsi tempistiche larghe innesca una serie di meccanismi virtuosi: in primo luogo, mi permette di pianificare realisticamente le mie giornate e i miei impegni, e questo già di per sé è un bel vantaggio. Ma non basta: quando finisco un lavoro prima del previsto (succede, succede…) vengo subito ricompensato con una bella scarica di ottimismo, senza contare la ricompensa vera e propria ovvero il tempo libero che spunta come per magia sul mio calendario, tutto da dedicare senza il minimo senso di colpa a quello che davvero amo più di ogni cosa al mondo: un bel pomeriggio a base di libri, letto e biscotti.

Cosa ho imparato a Casa Netural

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Ho un difetto, io: tendo ad avere aspettative stellari nei confronti di qualsiasi cosa. Continuo a ripetermi che così non va, che così facendo corro il rischio di non apprezzare ciò che di buono ho davanti agli occhi, ma niente da fare: sono un inguaribile ottimista, ho una fiducia incrollabile nel futuro, nelle persone appena conosciute, nei progetti appena partiti. Ecco perché dal momento in cui ho deciso che sarei andato a Matera per una settimana di coliving in Casa Netural ho fatto di tutto per zittire quella parte di cervello che già declamava le magnifiche sorti e progressive che mi attendevano all’orizzonte. Ma questa volta è stato diverso.

Per la prima volta nella mia vita la Pollyanna con gli occhi foderati di glitter e arcobaleni non solo ha avuto ragione ma addirittura è stata superata dai fatti: insomma, senza tanti giri di parole, il mio coliving è stato un’esperienza indimenticabile su tutti i fronti, lavorativo, personale, umano, nessuno escluso. Lo so, già vedo alcuni storcere il naso davanti allo schermo e farsi di me l’immagine di uno sciocco semplicione, un collezionista di buone intenzioni e belle parole. Bene, allora faccio parlare i fatti.

L’obiettivo numero uno era mettere alla prova il mio progetto: colpito e affondato. Da un annetto a questa parte sto lavorando a una serie di laboratori per bambini per insegnare ai bambini dai 6 ai 10 anni a stare sul web in maniera creativa e responsabile senza bisogno di aule informatiche ma solo ed esclusivamente con l’aiuto del teatro e dell’arte della narrazione (se vuoi saperne di più, puoi dare un’occhiata qui). Nelle settimane precedenti al mio coliving, Mariella e Andrea si sono dati da fare come mai per organizzare incontri, appuntamenti, interviste, confronti, qualsiasi cosa insomma potesse aiutarmi a validare la mia idea: ho parlato con presidi, educatori, psicologi, ho tenuto due laboratori per bambini e un workshop per insegnanti. Sono tornato a Torino con un bagaglio colmo di suggerimenti, idee e buone pratiche e soprattutto con un progetto più solido, finalmente pronto per i passi successivi.

L’obiettivo numero due era trovare nuovi contatti lavorativi: colpito e affondato. Tanti, tutti vivi e proficui, tutti cresciuti nel brodo primordiale di idee e persone che è Casa Netural. Funzionava così: attorno a un tavolo, magari con un caffè in mano, per raccontare la propria esperienza e da lì provare a capire in che modo il background degli uni potesse aiutare gli altri. Zittisco Pollyanna e faccio parlare i fatti: nei sette giorni passati a Matera sono nati un laboratorio di inglese per bambini con Scratch nell’ambito del progetto Netural Talk di Mariateresa Paulicelli e Candice Keller; un altro per avvicinare i bambini al folklore locale e all’arte della narrazione con Marilena Scalcione di Fantalucania; un progetto di arte diffusa ancora top secret. Tre progetti in una settimana, ditemi voi se vi sembra poco.

L’obiettivo numero tre era mettere in comune: di nuovo, colpito e affondato. Sto ricevendo così tanto da tutti, ho pensato, che il minimo che posso fare e sdebitarmi e mi sono proposto per delle micro consulenze da una mezz’oretta sul social media marketing. Fatelo anche voi: se avete qualcosa, mettetela subito in comune. Al di là del vecchio adagio che insegnando si imparano sempre cose nuove, è bastato questo semplice gesto per farmi entrare in contatto con altre persone, e con le loro idee, imperdibili: è così che ho conosciuto Pleroo ed è così che ho avuto uno spaccato di un territorio, il materano e l’Alta Murgia, nel quale non vedrete l’ora di perdervi.

Dulcis in fundo, i rapporti umani, che non si giudicano con un assessment ma dalla voglia di rivedere quella persona o meno. Ed io vi dico solo che quest’estate mi sono aggiustato le ferie per tornare a Matera e riabbracciare tutti quelli che ho incontrato. In breve, meglio di così non poteva davvero andare.

Ma gli eventi su Facebook, li uso o non li uso?

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È una questione di quelle che prima o poi si riaffaccia all’orizzonte, com’è successo ieri durante il corso di Web Marketing che tengo per Zandegù: ma gli eventi su Facebook, ha senso perderci tempo e creatività o si tratta solo di uno sforzo inutile? Basta parlarne con un paio di amici per farsi subito un’idea della varietà di posizioni sull’argomento: da chi li snobba per principio a chi li raccoglie come un tempo faceva con le figurine a quelli che nemmeno gli arriva la notifica dell’invito e già hanno confermato la loro partecipazione. Come orientarsi in questo gran mix di cortesie amicali, sincera curiosità e ostinato snobismo?

La cattiva notizia

 

Chissà se davvero è mai esistito un tempo in cui se cliccavi parteciperò poi all’evento ci andavi per davvero: tra gli anglosassoni forse, ma da noi è sempre stata una questione di cortesia. Al momento l’unica certezza è che non troverete alcun legame tra i partecipanti su Facebook e i partecipanti effettivi: cliccare parteciperò è l’equivalente del dai, volentieri, vedo e ti dico: un modo cortese per rispondere a un invito, nulla più. Millemila parteciperò e poi all’evento siete in quattro, e nemmeno iscritti a Facebook? tutto normale.

La buona notizia

La buona notizia è che creare un evento è un modo come un altro per comparire sulle bacheche dei nostri amici: il tal giorno alla tal ora ci sarà questo evento, io te lo dico poi decidi tu se ignorare la cosa, rispondermi con una partecipazione di cortesia o segnartelo sul diario segreto con l’evidenziatore fucsia. Non va poi presa sottogamba l’esistenza di calendar app come Sunrise che possono prendere gli eventi ai quali siamo stati invitati su Facebook e inserirli all’interno del loro calendario, lontano dalla cacofonia di aggiornamenti e notifiche a cui Facebook ci ha abituato.

Considerazioni finali

Il mio modesto suggerimento è il seguente: usate gli eventi ma, come avrebbe detto la mia professoressa di latino, cum grano salis cioè con consapevolezza, senza perderci troppo tempo e soprattutto senza sottrarre energie all’aggiornamento della vostra pagina o del vostro profilo.

Ma internet che forma ha? Ne parliamo a Casa Netural

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Tutto pronto per la mia trasferta a Matera: io e Mariella di Casa Netural abbiamo tirato fuori un calendario di appuntamenti davvero belli (al diavolo la modestia!) e non vedo l’ora di volare nella città dei sassi e mettermi al lavoro con insegnanti, genitori e bambini. Si parte venerdì 9 alle 17:00 con Ma internet, che forma ha?, il workshop per formatori e genitori dedicato a metodi e strategie possibile per avvicinare i bambini al web stando alla larga da allarmismi e leggerezze, il tutto all’insegna del principio del conoscere bene per far conoscere meglio (info & prenotazioni qui).

Sabato 10 e domenica 11 maggio invece sarà la volta dei Laboratori dei Piantastorie gli appuntamenti rivolti a bambini dai 6 ai 10 anni per imparare a inventare mondi interi con un tratto di matita, scoprire tutte le storie che si nascondono tra le pieghe di una mappa, e in più gettare le basi per imparare a navigare responsabili e creativi nel grande mare di internet. L’idea in pratica è sviluppare il senso dell’orientamento digitale a partire da quello geografico (info & prenotazioni qui).

Nell’attesa vi segnalo una mappa che ho scovato su internet qualche giorno: si chiama if the Moon were only one pixel (ovvero se la Luna fosse di un pixel) e l’idea è disegnare il Sistema Solare finalmente nel rispetto delle proporzioni relative delle dimensioni dei pianeti e dell’effettiva distanza tra un corpo celeste e l’altro. Il risultato coglie nel segno perché riesce per la prima volta a restituire con una forza mai vista prima due concetti fondamentali per comprendere quella cosa chiamata Universo e cioè che 1) siamo piccoli piccoli piccoli, più piccoli di quanto il nostro ego voglia ammettere, e 2) tra un pianeta e l’altro c’è tanto (ma proprio tanto tanto) spazio, anche quando si parla di pianeti vicini come Marte o Venere.

E che c’entra, direte voi, con il web? C’entra, perché è l’esempio perfetto della forza narrativa che si può nascondere dietro una mappa ben fatta e di come si possa prendere quella forza narrativa e usarla per avvicinarsi a concetti altrimenti impossibile da comprendere per noi abitanti di un piccolo pianeta blu in un ramo periferico di una galassia qualsiasi.

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Quante persone leggono i nostri aggiornamenti?

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Diciamocelo, questa è una di quelle domande che prima o poi assalgono chiunque abbia a che fare con i social media: e se tutto il tempo dedicato a scrivere testi, scegliere foto, pianificare data e ora di pubblicazione fosse solo un enorme spreco di tempo? e se non scoprissimo che non ci legge nessuno?

Si tratta di una domanda che per fortuna ha una risposta chiara: non temete, vi leggono. Il problema è capire chi sono quelli che vi leggono. Provo a darvi un paio di indicazioni, così giusto per orientarsi.

La buona notizia

Le pagine aziendali sono pubbliche: questo significa che i suoi contenuti sono potenzialmente accessibili a chiunque, anche a chi non è iscritto a Facebook e anche a chi non ha mai dato il suo mi piace  alla pagina in questione.

Si tratta di una buona notizia perché significa che quello che scriviamo è raggiungibile da chiunque sia talmente interessato alle nostre attività da arrivare sulla nostra pagina, anche nel caso in cui abbiamo un numero basso di fan.

La cattiva notizia

Facebook non è un attore neutrale nella gestione dei contenuti che riversiamo ogni giorno sui suoi server: ascolta, osserva, vede con chi interagiamo di più e interviene pesantemente nella selezione delle cose che vediamo quando arriviamo sulla nostra bacheca. Sì, avete capito bene: tra me e la mia best friend forever c’è Facebook a fare da filtro, che decide cosa farmi leggere e in quale momento della giornata.

Ecco finalmente spiegata la ragione per cui pur avendo un milione di mi piace il mio ultimo aggiornamento è stato letto solo da 20 persone, di cui solo dieci erano fan della pagina. Qual è la percentuale di fan che raggiungo in media con i miei aggiornamenti? Dati ufficiali non ce ne sono: i pessimisti non vanno oltre il 6% dei mi piace, gli ottimisti si spingono fino al 17%.

Un ultimo dato per completare il quadro

Prima dare un mi piace equivaleva a dire a Facebook “sì, ti autorizzo a prendere gli aggiornamenti di questa pagina e propormeli come e quando vuoi sulla mia bacheca”. Da qualche tempo a questa parte però Facebook permette di non seguire gli aggiornamenti di una pagina anche se le abbiamo dato il nostro mi piace: resto collegato a quella pagina ma non vedrò comparire i suoi aggiornamenti sulla mia bacheca.

Cosa significa questo per i nostri aggiornamenti, ve lo spiego in questo riepilogo finale: io scrivo un bellissimo aggiornamento di status e lo pubblico, cioè lo metto nelle mani dei potentissimi algoritmi di Facebook che decidono a chi dei miei fan proporlo e in quali orari, al netto dei fan che hanno deciso di non seguire i miei aggiornamenti.

Considerazioni finali

Primo, i mi piace sono una misura sempre meno attendibile del successo o meno di quello che scrivo: posso avere pochissimi fan ma moltissimi lettori. Secondo, i mi piace non coincidono più con una platea più o meno assicurata perché posso essere fan di una pagina senza seguirne gli aggiornamenti.

 

Arrivano i laboratori dei Piantastorie

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Sabato 26 aprile presso Il Gatto Immaginario, la libreria per bambini a due passi da piazza Sabotino, io e Francesca Tarantino il primo Laboratorio dei Piantastorie, due ore rivolte ai bambini dagli 8 ai 12 anni per scoprire tutto il bello delle mappe.

Ai Laboratori dei Piantastorie succedono tante cose: disegniamo mappe del tesoro, inventiamo terre e universi con un tratto di matita, scopriamo tutte le storie che si nascondono tra le pieghe di una cartina, e in più impariamo qualcosa di nuovo su geografia e cartografia!

L’idea è accompagnare i bambini in un viaggio alla scoperta dell’incredibile potere narrativo delle mappe e, quasi senza che se ne rendano conto, avvicinarli ai concetti chiave della cartografia e dell’orientamento.

I Piantastorie
sabato 26 aprile dalle 16:00 alle 18:00

Il Gatto Immaginario
Via Pollenzo, 9 – 10141 Torino

info & prenotazioni:
011/5787815
info@ilgattoimmaginario.it

Come trasformare un profilo personale in pagina aziendale

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macchina da scrivere destrutturata

In questa mini guida in 10 passaggi ti spiego come trasformare un profilo personale in pagina aziendale. Capita a molti di aprire un profilo personale per la propria attività ma il mio consiglio in questi casi è sempre quello di trasformarlo in una pagina aziendale: in primo luogo le pagine offrono una serie di dati statistici sui fan davvero interessanti; in secondo luogo, diventare fan di una pagina è questione di un clic mentre chiedere l’amicizia a un profilo richiede la conferma del titolare del profilo (e non è carino mettere un cliente alla porta ad aspettare, non trovi?); in terzo luogo, posso pianificare giorno e ora di pubblicazione dei miei post e andare in vacanza; infine, una pagina può avere tanti amministratori (tutti anonimi per giunta) e posso dividermi il peso del lavoro di aggiornamento con altri.

Ti ho convinto? E allora andiamo di tutorial!

Prima per partire, chiariamo ancora una volta qual è il contesto di partenza che do per scontato: sei su Facebook con un profilo personale che usi come se fosse un negozio o un’azienda. Per intendersi, di nome fai “Negozio”, di cognome “dell’Angolo”. Giusto? Bene, d’ora in poi farò riferimento a questo profilo chiamandolo profilo farlocco.

1) apri un nuovo profilo personale con il tuo vero nome e cognome. Può sembrarti un passaggio inutile ma non lo è: le pagine aziendali hanno bisogno di almeno un amministratore che le gestisca e gli amministratori devono essere  profili personali. Ti chiedo di aprire un nuovo profilo personale perché è quello che userai alla fine di tutta l’operazione per accedere alla tua pagina e farci tutto quello che ti pare. D’ora in poi per chiarezza chiamerò il nuovo profilo che hai aperto profilo ‘o vero.

NOTA BENE: se già disponi di un secondo account per accedere a Facebook, puoi tranquillamente saltare questo punto e andare direttamente a quello successivo.

2) entra su Facebook con email e password del profilo ‘o vero.

3) cerca il profilo farlocco.

4 ) chiedi l’amicizia al profilo farlocco.

5) esci da Facebook e rientraci con email e password del profilo farlocco. Se hai fatto tutto bene, dovresti avere una richiesta di amicizia proveniente dal profilo ‘o vero.  Accettala e con le operazioni preliminari abbiamo chiuso. Ora passiamo alla migrazione vera e propria del profilo farlocco.

6) va’ sulla pagina ufficiale di Facebook per la Migrazione da profilo a Pagina aziendale e segui le istruzioni.

NOTA BENE: Come giustamente ci ricorda Facebook, nella trasformazione vengono trasferiti gli amici, che diventano mi piace, e l’immagine del profilo: tutto il resto viene perduto.  Questo significa che se sul profilo farlocco abbiamo pubblicato foto a cui teniamo particolarmente, potrebbe tornarci utile scaricare un backup del nostro profilo.

Ora nominiamo il profilo ‘o vero amministratore della pagina.

7) Va’ sulla Pannello di Controllo della pagina (è la prima cosa che vedi, prima ancora della copertina e dell’immagine del profilo), clicca su “modifica pagina”, poi su “gestisci i ruoli di amministratore”.

8) Digita nome e cognome del tuo profilo ‘o vero nello spazio a disposizione per aggiungere i nuovi amministratori. Se hai fatto quello che ti ho detto nei passaggi precedenti Facebook ti semplifica la vita perché cercherà tra le persone che hanno dato il mi piace alla pagina proprio quella che corrisponde al nome che stai digitando e te la proporrà in un menu a tendina. Quando compaiono nome e cognome associati al tuo profilo ‘o vero, selezionalo e nominati gestore così sei sicuro di avere potere di vita e di morte sulla tua pagina. Quando hai finito, cerca il tasto blu con scritto “salva” e cliccaci sopra.

Ci siamo: adesso ti ritrovi con una pagina aziendale con il profilo ‘o vero come amministratore. Benissimo.

9) Fa’ il logout da Facebook e rientraci con il tuo profilo ‘o vero. Nella colonna sulla sinistra vedrai una nuova sezione chiamata Pagine: la tua pagina è lì che ti aspetta.

10) Se vuoi fare le cose perbene, ti consiglio di tornare sulla sezione da cui gestisci gli amministratori ed eliminare per sempre il profilo farlocco, così da ritrovarti come amministratore unico della tua pagina.

Tutto chiaro? Richieste specifiche? Buchi neri e punti oscuri?
Largo ai commenti!